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Il racconto

Abbiamo chiesto a Beppe che in questi anni ci a aiutato nell’organizzazione del #piacetouch di scriverci un racconto della sua esperienza, e questo è quello che ci ha scritto.

Ci Siamo! Anche quest’anno è arrivato maggio, si chiudono i campionati e i vari staff sono tutti indaffarati a trovare il modo migliore per convincere le proprie squadre a continuare a lavorare per arrivare preparati alla prossima stagione; se non fino ad agosto almeno fino a giugno. solo che poi giugno arriva e l’unico rugby a cui si vuole pensare è quello dei vari tornei estivi.

Io vengo da terre dove il rugby si pratica poco e ho iniziato a giocare a 21 anni una volta arrivato a Piacenza, quindi, non posso dire di esser cresciuto immerso nella tradizione rugbistica. Se del terzo tempo, però, si sa molto e molto si racconta, del mondo dei tornei e delle feste del rugby ne sapevo davvero poco prima di iniziare. Sarà per questo, sarà per il fatto che si organizza al campo del Piacenza Rugby, sarà che è uno degli appuntamenti tradizionali (o che per lo meno lo stanno diventando) a cui ho potuto partecipare sin dall’inizio, sarà per tutta una serie di motivi, ma da 4 anni a questa parte per me una delle prime date da segnare sul nuovo calendario è quella del PiaceTouch, per essere sicuro di non di non prendere impegni per quel giorno.

Siamo giunti alla quarta edizione di questo torneo, iniziato nel 2021 anno degli europei di calcio come quest’anno, anche se questa volta non ci sarà la partita della Nazionale da guardare tutti insieme, come quell’Italia Austria a tinte molto sfumate della cavalcata di Euro2020.
Ci tengo a precisare che in questi 3 anni, per la gioia degli dei del rugby, non ho mai messo il piede in campo. Ho sempre vissuto il PiaceTouch con l’occhio privilegiato del “giornalista” o meglio, del pagellista che doveva fare i salti mortali per dare i voti a giocatori magari mai visti prima, con soprannomi improbabili sulla maglia e magari anche lo stesso numero, circondato dalle richieste di penalizzare linguacce varie e gesti troppo spocchiosi di qualcuno o di premiare le giocate incredibili anche se poi inutili, anzi soprattutto se inutili, cercando di resistere agli assalti e alle lamentele dei protagonisti in campo.

Ma fortunatamente la parte “di campo” del torneo, che comunque vede giocatori venire letteralmente da tutta Italia, con il passaparola che rimbalza anche molto lontano da Piacenza e dal Piacenza Rugby, è solo una parte della festa. Abbiamo visto negli anni i campi del Mazzoni riempirsi sempre di più, sia durante le partite, sia dopo per il lungo terzo tempo tra grigliate, birre, spritz e Coca&Fernet, con molti degli astanti a cui dovrebbe essere riconosciuto il diritto di essere annoverati ad honorem nei fratelli Branca.
Il PiaceTouch, soprattutto da quando non vivo più a Piacenza, è diventato un’occasione per rivedere vecchi amici, gente che magari ha mollato il mondo del rugby giocato o è andata a giocare altrove, o per far condividere agli amici che non frequentano spesso le club house l’atmosfera del rugby e per far vedere cosa significhi far festa per bene, con centinaia di persone che hanno trovato nella scusa di un torneo di rugby una bella occasione per divertirsi e passare una bella giornata.
Chiaramente questo ricordo del PiaceTouch è un ricordo molto personale e di parte, ma credo che non si discosti molto dai ricordi di chi c’è stato, magari una volta o magari tutte. Se siete tra questi già lo sapete. Se non lo siete… quest’anno è l’anno buono per iniziare.

Sabato 22 Giugno